I dati analizzati nel reportage di Florinda Ambrogio su Tag24 raccontano l’aumento dell’uso di ansiolitici e antidepressivi tra i giovani
Mentre in Italia il dibattito pubblico si accende attorno ai casi di bambini cresciuti fuori dai modelli educativi ritenuti “normali”, con istituzioni e opinione pubblica pronte a interrogarsi sulla legittimità di stili di vita considerati anomali, un’altra emergenza continua a scorrere quasi sotto traccia: l’aumento costante dell’uso di psicofarmaci, anche tra i più giovani.
È da questo paradosso che nasce l’approfondito reportage condotto da Florinda Ambrogio su Tag24, che analizza la salute mentale in Italia tra dati, storie e contraddizioni, mettendo in luce “una nuova dipendenza collettiva e le difficoltà di un sistema che fatica a proteggere chi più ne ha bisogno”.
Secondo i dati dei Rapporti OsMed dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), negli ultimi dieci anni l’uso di psicofarmaci è cresciuto costantemente, con un’impennata durante la pandemia, e non è mai tornato ai livelli pre-Covid. Benzodiazepine e antidepressivi restano tra i farmaci più utilizzati, con una spesa pubblica per antidepressivi e antipsicotici superiore a 729 milioni di euro e oltre mezzo miliardo di euro per le benzodiazepine private.
La pandemia ha accelerato un fenomeno già presente: isolamento, paura e incertezza hanno spinto milioni di italiani verso farmaci per curare ansia, insonnia e depressione.
Il quadro diventa ancora più preoccupante osservando i dati sui minori, in una società ipersollecitata che contribuisce a creare fragilità e spinge i giovani a ricorrere ai farmaci per gestire stress e disagio. Nel 2020 l’uso di psicofarmaci tra i bambini sotto i 18 anni è cresciuto del 7,8% rispetto all’anno precedente, con una prevalenza d’uso dello 0,3% e 28,2 prescrizioni ogni 1000 bambini; tra i 12 e i 17 anni si sono registrate 65 prescrizioni ogni 1000 ragazzi e una prevalenza d’uso dello 0,71%.
Il fenomeno non si è arrestato e tra il 2016 e il 2024 il consumo di psicofarmaci tra i minori è raddoppiato, passando da una prevalenza dello 0,26% allo 0,57%, con le confezioni annuali in aumento da 20,6 a 59,3 ogni 1000 bambini. Tra gli adolescenti la situazione è ancora più marcata: nel 2024 si contano 129,1 confezioni ogni 1000 ragazzi, con una prevalenza prescrittiva superiore all’1% (dati OsMed, AIFA).
L’analisi della banca dati Pharma Data Factory, che monitora circa il 95% delle farmacie, ha evidenziato inoltre come tra novembre 2023 e ottobre 2024 siano state vendute 49 milioni di confezioni, per un valore complessivo di 525 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente, i volumi sono aumentati del 3,2% e il valore del 3,8%. L’incremento più significativo riguarda proprio le fasce di età più giovani, con una crescita di circa il 10% in un solo anno.
Un trend non solo clinico. Culturalmente, il ricorso ai farmaci è stato normalizzato e quasi banalizzato. Benzodiazepine e antidepressivi sono entrati nel linguaggio comune, percepiti come strumenti per dormire meglio, gestire l’ansia o affrontare momenti difficili, al pari di antidolorifici o antipiretici.
Secondo il Ventunesimo Rapporto sulle condizioni di detenzione dell’Associazione Antigone, anche le REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), perno del sistema italiano per la gestione dei disturbi mentali in ambito penale, mostrano dati lontani dagli obiettivi; le strutture crescono lentamente, i pazienti presentano profili di forte vulnerabilità sociale e l’uso estensivo degli psicofarmaci solleva interrogativi sulla qualità della cura.
Per comprendere la diffusione di questo fenomeno è necessario osservare le crepe del sistema: la mancanza di un monitoraggio reale della frequenza, della durata e della correttezza delle prescrizioni. La combinazione di libertà prescrittiva e assenza di linee guida vincolanti trasforma gli psicofarmaci in un terreno grigio, dove la responsabilità del medico si scontra con un sistema che non offre alternative adeguate.